PALESTINA LIBERA - i fontanari torremaggioresi

Vai ai contenuti

PALESTINA LIBERA

F R E E     P A L E S T I N E
________________________






“Non ci avete cancellati”  
Avete contato le nostre case come numeri in un rapporto. Avete contato i nostri morti senza imparare i loro nomi.  Ma noi non siamo statistiche. Siamo il grido che vi attraversa il sonno.  Avete alzato muri pensando di fermare il cielo. Avete chiuso confini come se la dignità avesse bisogno di un visto.  Ma la dignità non si occupa. Non si bombarda. Non si sfratta.  Ogni volta che credete di averci piegati, una madre ricuce la bandiera con le dita tremanti e insegna a suo figlio che la libertà non è uno slogan, è respiro.  E nella tasca tiene una chiave. Fredda. Pesante. Ostinata. Non apre più una porta visibile, ma apre la memoria.  È la chiave di una casa che vive ancora nei racconti, di un cortile dove il sole cadeva storto e l’odore del pane attraversava il mattino.  Ci avete voluti invisibili. Eppure siamo ovunque: nei cortei, nei libri proibiti, nelle università che discutono il nostro nome, nei cuori che rifiutano di restare neutrali davanti all’ingiustizia.  Non ci avete cancellati. Ci avete resi memoria viva.  E finché quella chiave passerà di mano in mano come si passa una promessa, finché la parola “ritorno” non sarà un ricordo ma un passo,  la Palestina non sarà una questione diplomatica. Sarà la porta che un giorno si riapre. Sarà il passo che torna a casa. Sarà futuro che insiste contro ogni tentativo di farlo tacere. 

Maya Issa




_____________________________________





La bandiera della Palestina rappresenta una nazione non pienamente riconosciuta, una popolazione divisa tra territori occupati, parla di diaspora e rifugiati, di una battaglia per la sopravvivenza e per l’identità di un popolo che dura da oltre un secolo.


La bandiera palestinese nasce nel 1916 come vessillo progettato da Sharif Hussein per la rivolta araba contro l’Impero Ottomano e nel 1917 diventa simbolo del Movimento Nazionale Arabo. Circa 30 anni dopo, il 18 ottobre 1948, il Governo della Palestina  adotta questa bandiera a Gaza come simbolo contro il sionismo e il colonialismo israeliano e la Lega Araba la riconosce come bandiera  provvisoria del popolo palestinese.  
Nel 1964 l’OLP – Organizzazione per la Liberazione della Palestina –  riconosce la bandiera come emblema del popolo palestinese. Ma solo nel 1988, durante la prima Intifada, diventa la bandiera ufficiale della Palestina, in seguito alla proclamazione della nascita dello Stato di Palestina da parte del Consiglio Nazionale Palestinese.  Il 30 settembre 2015, la bandiera della Palestina è stata issata per  la prima volta presso la sede delle Nazioni Unite a New York, come gesto  simbolico.


_____________________________________________



L'anguria in Palestina è simbolo di resistenza e vita ed è diventata un emblema della causa palestinese

L'uso dell'anguria come simbolo del conflitto israelo - palestinese venne usato per la prima volta dopo la " Guerra dei Sei Giorni " nel 1967 quando Israele prese il controllo della Cisgiordania, di Gaza e annesse Gerusalemme Est. Il governo israeliano rese l'esposizione pubblica della bandiera palestinese un reato penale. Per aggirare il divieto i palestinesi iniziarono a esporre l'anguria; una volta aperto, il frutto,  riporta i colori nazionali della bandiera palestinese: rosso, nero, bianco e verde.


______________________________________________



La Kefiah è il simbolo del popolo palestinese e della lotta per la liberazione della Palestina


Simbolo emblematico della Palestina, è caratterizzata da disegni che  portano con sé significati profondi e storici. I suoi disegni includono  la rete da pesca, che rappresenta l’economia tradizionale basata sulla  pesca nel Mediterraneo e nel Mar Morto, e le incisioni di foglie di  ulivo, simbolo di pace, prosperità e rinascita nell’iconografia  mediterranea e palestinese. Inoltre, le linee delle antiche rotte  commerciali intrecciate nella kefiah rappresentano la storia delle  interazioni commerciali e culturali nel Mediterraneo e nel Vicino  Oriente, enfatizzando il ruolo cruciale della Palestina come crocevia di  scambi globali di beni e idee. Questi disegni non sono semplici  decorazioni, ma riflettono un ricco patrimonio di identità, resistenza e  connessioni storiche che continuano a influenzare il simbolismo e  l’importanza della kefiah nel panorama contemporaneo.



_________________________________________________




"Se gli ulivi conoscessero le mani che li hanno piantati, il loro olio diventerebbe lacrime"         Mahmoud Darwish


"Gli ulivi occupano un posto speciale nel cuore di ogni palestinese. Non solo costituiscono un’ancora di salvezza economica per le oltre 80.000 famiglie che li coltivano nella sola Cisgiordania, ma rappresentano anche il simbolo della fermezza e della resistenza politica, poiché gli ulivi , vecchi di migliaia di anni, collegano la nostra gente alla loro terra in uno dei più grandi e più bei esempi viventi dell’identità e del patrimonio culturale palestinese. Nella regione MENA la coltivazione dell’olivo risale a quasi 6.000 anni fa e, naturalmente, i prodotti a base di olive sono anche un ingrediente chiave della cucina palestinese."   Amira Gabarin



__________________________________________________






A varie manifestazioni, come quella di Roma del 27 ottobre 2025, sono apparse immagini e modelli in scala maggiore di chiavi. Basta uno sguardo a capire la simbologia di tale oggetto: il ritorno a casa, l’appartenenza. A volte il collegamento è più diretto della semplice analogia, poiché sin dalla prima Nakba, nel 1948, molti cittadini palestinesi sfollati hanno portato con sé le chiavi della propria casa.

________________________________________________________




Un altro simbolo che proviene dalla natura è il papavero, fiore nazionale della Palestina e tipico del territorio. Anch’esso sfoggia i colori della bandiera palestinese, oltre a un profondo rosso che richiama il sangue dei martiri. Oltre a indicare, come l’ulivo, la vicinanza tra la terra di Palestina e il suo popolo, il papavero sboccia a primavera, come a indicare la fine dell’oppressione in arrivo.


____________________________________________


 
 

 

     





___________________________________________________________________











___________________________________________________________________


Diversi  sopravvissuti all'Olocausto, discendenti di vittime della Shoah e  studiosi ebrei hanno espresso critiche severissime contro le azioni di  Israele a Gaza, definendole in alcuni casi un "genocidio".  Ecco i nomi principali emersi nel dibattito pubblico:

  • Stephen Kapos: Un  sopravvissuto all'Olocausto di 87 anni (sopravvissuto a Budapest),  attivista pro-Palestina, ha dichiarato che Israele sta manipolando la  memoria dell'Olocausto per giustificare "lo stesso tipo di atrocità" a  Gaza, definendo la situazione come "pulizia etnica attraverso il  genocidio".
  • Amos Goldberg: Professore  israeliano di storia dell'Olocausto presso l'Università Ebraica di  Gerusalemme, ha sostenuto in un saggio che la situazione a Gaza  costituisce un "crimine di genocidio", affermando che la distruzione  della Striscia è tale che "Gaza non esiste più".
  • Gabor Maté: Sopravvissuto  all'Olocausto da bambino, medico e autore, ha definito il genocidio a  Gaza "la cosa peggiore che abbia mai visto in vita mia".
  • Omer Bartov: Storico  israeliano dell'Olocausto, ha dichiarato che, sebbene inizialmente non  la considerasse tale, la situazione a Gaza si è trasformata in un  "genocidio" a causa delle azioni e della retorica, definendola una  situazione da "manuale".
  • David Grossman: Importante  scrittore israeliano, discendente di vittime dell'Olocausto, nel 2025  ha espresso parole durissime, affermando: "A Gaza è genocidio. Mi si  spezza il cuore, ma adesso devo dirlo".

Queste  voci, spesso criticate all'interno di Israele, sostengono che la  memoria dell'Olocausto non debba essere usata come scudo per le azioni  militari attuali e promuovono la necessità di difendere i diritti  palestinesi.    (fonte Al Overview )



___________________________________________________________________














PARTI DI




___________________________________________________________________


PERCHE' SI PARLA DI DIRITTO INTERNAZIONALE QUANDO CI SONO STATI CHE NON LO RICONOSCONO E NON LO APPLICANO? PIU' CHE INTERNAZIONALE SAREBBE PIU' CORRETTO CHIAMARLO PER QUELLO CHE E': DIRITTO DEGLI STATI PIU' FORTI A CALPESTARE IMPUNEMENTE I DIRITTI DEGLI STATI PIU' DEBOLI.

BREVE STORIA DELLA TORTURA ISRAELIANA CONTRO I PALESTINESI:

" COSA SUCCEDE NELLE CARCERI DI ISRAELE?"  -    2017
" BENVENUTI ALL'INFERNO. CARCERE E TORTURA IN ISRAELE"  - 2024
" TORTURA E GENOCIDIO"  -     2026

L'ultimo rapporto di Francesca Albanese parla della tortura  - che associa al genocidio - utilizzata dallo stato di Israelee e riporta il risultato del suo lavoro come Relatrice speciale ONU dal 2022 al 2026. La tortura degli israeliani contro i palestinesi risale a molti anni precedenti e dopo il 7 ottobre 2023 si è aggravata diventando  una norma di legge applicata ad ogni palestinese arrestato e portato nei suoi centri di detenzione.
Israele non solo non riconosce la Corte Penale Internazionale ma nemmeno il Diritto Internazionale che dovrebbe essere applicato a tutti i Paesi del mondo e non riconoscendolo applica indisturbata anche il reato di tortura senza che nessun Organismo internazionale a partire dall'ONU gli impongano il divieto di continuare a commetterlo nonostante avesse firmato la CONVENZIONE ONU CONTRO LA TORTURA nel 1991.


COSA DICE IL DIRITTO INTERNAZIONALE SULLA TORTURA

Il divieto di tortura è un principio fondamentale del diritto internazionale e costituisce una norma inderogabile        ( ius cogens ), che non ammette alcuna eccezione, neanche in caso di guerra o emergenza nazionale. I principali strumenti internazionali sono:
  • Dichiarazione universale dei diritti umani (1948): All'articolo 5 stabilisce che nessuno può essere sottoposto a tortura o a trattamenti crudeli, inumani o degradanti.
  • Patto internazionale sui diritti civili e politici (1966): All'articolo 7 ribadisce il divieto assoluto di tortura, vincolando gli Stati membri ad attuarlo.
  • Convenzione ONU contro la tortura (1984): Adottata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite (entrata in vigore nel 1987), definisce legalmente la tortura (articolo 1) e obbliga gli Stati a prevenirla, a punirla nel proprio codice penale e a vietare l'espulsione o l'estradizione di persone verso Paesi in cui rischierebbero di essere torturate (non-refoulement).
  • Convenzione europea dei diritti dell'uomo - CEDU (1950): L'articolo 3 sancisce il divieto assoluto di tortura e trattamenti inumani, la cui applicazione è garantita dalla Corte EDU di Strasburgo.
  • Convenzione europea per la prevenzione della tortura (1987): Ha istituito l'omonimo Comitato (CPT) del Consiglio d'Europa, che effettua visite ispettive nei luoghi di detenzione per prevenire abusi.

Convenzione ONU contro la tortura
Articolo 1:
1. Ai fini della presente Convenzione, il termine “tortura” indica qualsiasi atto mediante il quale sono intenzionalmente inflitti ad una persona dolore o sofferenze forti, fisiche o mentali, al fine segnatamente di ottenere da essa o da una terza persona informazioni o confessioni, di punirla per un atto che essa o una terza persona ha commesso o è sospettata aver commesso, di intimorirla o di far pressione su di lei o di intimorire o di far pressione su una terza persona, o per qualsiasi altro motivo fondato su qualsiasi forma di discriminazione, qualora tale dolore o sofferenze siano inflitte da un agente della funzione pubblica o da ogni altra persona che agisca a titolo ufficiale, o su sua istigazione, o con il suo consenso espresso o tacito. Tale termine non si estende al dolore o alle sofferenze risultanti unicamente da sanzioni legittime, inerenti a tali sanzioni o da esse cagionate.
2. Tale articolo non reca pregiudizio a qualsiasi strumento internazionale o a qualsiasi legge nazionale che contenga o possa contenere disposizioni di più vasta portata...- seguono Articoli sino al numero 33.
Israele ha firmato la Convenzione il 3 ottobre 1991.


_________________________________________


"Sono già passati trentadue giorni. Quattro settimane, 768 ore, nutrendosi di acqua e sale per sopravvivere,
1.700 prigionieri politici palestinesi stanno portando avanti a oltranza un sciopero della fame, lo sciopero della dignità e della libertà. 1.700 anime, da più di un mese a stomaco vuoto, chiedono semplicemente che siano rispettati i diritti fondamentali di una vita in carcere, previsti in tutte le convenzioni di Ginevra, nel diritto internazionale e nel diritto umanitario. Ma il governo coloniale di Israele continua a ignorare queste richieste, e la maggior parte dei mezzi di informazione tacciono, pur conoscendo bene il rischio che corrono questi prigionieri...Esso ha trasformato la vita del popolo palestinese in un inferno, dai posti di blocco alle esecuzioni a sangue freddo di ragazzi solo per un sospetto, per non parlare di un muro illegale lungo 650 km, che ha chiuso i palestinesi in ghetti. E ancora, parlano i numeri: su una popolazione di tre milioni, almeno in 800 mila hanno subito l’arresto, il che significa che tutte le famiglie palestinesi hanno avuto un prigioniero nelle carceri israeliane. E in queste carceri ci sono ancora  più di 7000 mila prigionieri..." Lo sciopero è stato indetto dal leader di Al Fatah Marwan BARGHUTHI nel 2017.

Lo sciopero della fame dei prigionieri palestinesi: un grido di libertà e dignità


_________


L'Organizzazione non governativa israeliana B'TSELEM che si occupa di documentare le violazioni dei diritti umani da parte di Israele nei territori occupati ha pubblicato il 23 ottobre 2024 un Rapporto dal titolo:




_____________


La Relatrice Speciale ONU sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati  dal 1967, Francesca ALBANESE, richiamandosi alle sue precedenti 58 raccomandazioni pubblica l'ultimo Rapporto nel 2026 dal titolo:



Fulvio




___________________________________________________________________










_____________________________________________________________









PARTI DEL LIBRO







____________________________________________________________________________________________________



























___________________________________________________________________









PARTI DEL LIBRO





___________________________________________________________________










___________________________________________________________________













PARTI DEL LIBRO










_______________________________________________________________________________













PARTI DEL LIBRO






___________________________________________________________







PARTI DEL LIBRO







___________________________________________________________________
















___________________________________________________________________








PARTI DEL LIBRO






___________________________________________________________



Torna ai contenuti